sabato, 07 novembre 2009
Non svegliare mai il cane che abbaia.
 
postato da: XmarcocandidaX alle ore 15:03 | Permalink | commenti
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sabato, 07 novembre 2009
[Ricevo questo messaggio da Francesca Tini Brunozzi e col suo consenso lo rendo publico qui]

La Casa della Poesia di Vercelli da me diretta, anche quest'anno può annoverare una bella serie di scopiazzature da parte del Festival di Poesia Civile (che ho ideato e fondato e di cui sono stata derubata).
Con una sensibile differenza: c'è chi lavora gratis, per la poesia e i poeti, e chi usa soldi pubblici per fare baracconi di propaganda.
Che noia!
Francesca Tini Brunozzi
 
[Il problema esiste. E' un problema spinosissimo perche' e' difficile poterlo dimostrare. Si rischia di essere accusati di paranoia. Per fortuna, pero', noi siamo tra poeti e scrittori, e allora possiamo provarci ad affrontarlo questo rischio, siamo in un certo senso i soggetti piu' corazzati a reggere l'urto dell'accusa di paranoia, pazzia, e quant'altro... Del resto uno scrittre che si alzasse in piedi e dicesse: "Ma no, io sono totalmente sano di mente: per questo scrivo di persone che non esistono immaginando fatti mai accaduti" non sarebbe a sua volta un pazzo cretino totale? Mi permetto un suggerimento puramente ingenui e creativi, e il soggerimento e': se credi di essere stata derubata di idee, reagisci. Combatti. Diventa come loro proprio contro di loro - non contro altri! Individua per esempio i soggetti responsabili del ladrocinio e mettiti a fare tutto quello che fanno loro. Vestiti come loro. Frequenta i loro posti. Comprati lo stesso maglione. Scrivi poesie che alludano a loro. Diventa il loro incubo piu' impalpabile. Avranno ben anche loro spremuto una pur misera ideuccia nella loro vita di menti sterili... Scovala, e impossessatene. Cio' che fa veramente male non e' rubare un'idea buona, ma rubare un'idea qualsiasi, perche' genera il sospetto alla persona che ha avuto l'idea di non essere capace di riconoscere le perle quando le ha tra le mani. Del resto in Italia esistono troppi che si credono Re Ura - cioe' coloro che tutto cio' che toccano si trasforma in Letteratura - e invece sono solo dei Re Enza - ossia coloro che di buono hanno solo una incredibile, strasbombardante prepotenza. Ci sono troppi Nerone in Italia - e da troppo tempo, ormai. Ricorda. Loro non sono i cattivi.  Non lo saranno mai. Il vero manipolatore non passa mai per cattivo. Tu pero' sei una poetessa: essendo al di sotto delle parti in un certo sei anche al di sopra di tutto quanto. Combatti, guerriera!]   
 
postato da: XmarcocandidaX alle ore 14:08 | Permalink | commenti
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sabato, 07 novembre 2009
Questo.

[Qualche giorno prima di Sciascia avevo postato
questo]

 
postato da: XmarcocandidaX alle ore 14:04 | Permalink | commenti
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sabato, 07 novembre 2009
Questo.

[Mesi e mesi fa sullo Young Adult avevo postato questo. Segnalo anche questo e questo]

 
postato da: XmarcocandidaX alle ore 14:01 | Permalink | commenti
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giovedì, 05 novembre 2009
Purtroppo il contrario di ingiustizia non e' giustizia ma fortuna.
 
postato da: XmarcocandidaX alle ore 05:13 | Permalink | commenti
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mercoledì, 04 novembre 2009
fotoelementareFoto seconda elementare. Io sono quello in felpa! (Ma perche' avevo la felpa?!)

 
postato da: XmarcocandidaX alle ore 04:59 | Permalink | commenti (3)
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martedì, 03 novembre 2009
Dopo aver visto Cadillac con le corna di toro montate sui cofani, megastore di Harley-Davidson, mall di una tacky bellezza strabiliante, ho preso la decisione di farmi tatuare sul braccio destro la copertina del mio primo romanzo La mania per l'alfabeto, Sironi Editore.Marco Candida da
 
postato da: XmarcocandidaX alle ore 14:49 | Permalink | commenti (4)
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martedì, 03 novembre 2009
Qui.
 
postato da: XmarcocandidaX alle ore 02:55 | Permalink | commenti
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venerdì, 30 ottobre 2009
9223_1231591342644_1014943965_30755838_6771234_nPasso Halloween a Las Vegas. Alloggero' all'hotel Sahara dove e' stato girato anche un film con Frank Sinatra. (Nella foto sono a Grand Forks in North Dakota)
 
 
 
postato da: XmarcocandidaX alle ore 14:29 | Permalink | commenti
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mercoledì, 28 ottobre 2009
Qui.

[Dopo tre omaggi a H.P. Lovecraft non poteva mancare un omaggio al grande Stephen King. Il racconto e' un horror fantasy senza troppe pretese. Scriverlo e' stato puro divertimento e naturalmente spero potra' divertire anche chi lo leggera'. Si basa su un'esperienza che ho avuto veramente. Lo scorso Natale Elizabeth e io abbiamo preso l'automobile e da Grand Forks in North Dakota siamo arrivati a New York City. E' stato un viaggio sconsiderato, pieno zeppo di pericoli. Alla fine pero' dopo due giorni d'autostrada ce l'abbiamo fatta ad arrivare sani e salvi nel quartiere di Harlem dove si trovava il nostro appartamento. Ricordo che l'automobile era piuttosto malconcia e cosi' abbiamo dovuto portarla in un'officina del Bronx. Ricordo anche che mentre Elizabeth faceva tutto io sono rimasto in automobile a tremare temendo che da un momento all'altro potesse verificarsi una sparatoria. Rimane il fatto che gran parte delle cose che troverete nel racconto sono inventate. Devo francamente ammettere tuttavia di aver proposto sul serio a Elizabeth di spingerci nel Maine per visitare la casa dove Stephen King abita. Non avendolo potuto fare per semplici ragioni di assennatezza, almeno mi sono divertito a immaginare come sarebbe potuto essere]
 
 
 
postato da: XmarcocandidaX alle ore 17:42 | Permalink | commenti (2)
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mercoledì, 28 ottobre 2009
Il solo modo possibile di costruire un discorso sensato senza mettere in discussione le categorie che lo compongono e' la consapevole contraddizione e il paradosso. (28 ottobre 2009)
 
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martedì, 27 ottobre 2009


di Leonardo Sciascia

Renato Candida, generale dei carabinieri in pensione, è morto a Torino il giorno 11 del mese scorso. Tranne questo giornale, che ne ha dato notizia, nessuno mi pare si sia ricordato, nel tanto parlare che si fa della mafia, che Candida aveva scritto sulla mafia un libro che precorre di ben trentadue anni, rompendo il silenzio che le istituzioni e gli uomini che le rappresentavano rigorosamente mantenevano, quella volontà di abbatterla che oggi sembra anche diffondersi, oltre che nella coscienza degli italiani, nelle istituzioni. E la precorreva, il suo libro, dando del fenomeno un ragguaglio di prima mano, qual gli veniva dall’operare, come comandante del gruppo carabinieri di Agrigento, contro una mafia tornata, sulle rovine della guerra e con l’assenso, il compiacimento e il servirsene delle forze americane di occupazione, al rigoglio degli anni prefascisti.

Vecchia mafia, dunque, legata all’economia agraria in quegli anni piuttosto grama: ma appunto stava passando, nel momento in cui cadeva sotto la sagace osservazione di Candida, a più vasta e diversa attività: i lavori pubblici, le erogazioni riformistiche e assistenziali. Momento cruciale, in cui la volontà politica, la volontà dello Stato, sarebbe potuta intervenire a impedire il transito, a stroncare; e si eleggeva invece, a dir poco, quella “contiguità” di cui si discorre oggi a livello giudiziario. Ma non voglio ora tornare a parlare del suo libro: l’ho recensito ampiamente, appena uscito, nella rivista “Tempo presente”; e ho poi scritto, nel 1983, una prefazione alla quarta edizione. Voglio ora ricordare l’uomo, l’amico.

Ci siamo conosciuti nell’estate del 1956. Io avevo da qualche mese pubblicato “Le parrocchie di Regalpetra”. Candida lo aveva letto, mandò a dirmi che desiderava ci incontrassimo. Ci incontrammo a casa mia, a Racalmuto: un uomo simpatico, aperto, spiritoso. E debbo anche dirlo, e sarà magari perché ne conoscevo pochi: ma era il primo funzionario dello stato veramente antifascista che io avessi incontrato. La sua radice di avversione alla mafia era appunto questa: il suo antifascismo. Che poteva apparire paradossale, in un ambiente in cui l’avversione alla mafia era anche o soltanto rimpianto; ed era invece esatta coscienza, esatto intendimento. E debbo aggiungere che questo creò subito tra noi una confidenza, un’intesa che mi pareva allora impossibile e di fatto lo era io potessi raggiungere con un rappresentante, come si usa dire, delle forze dell’ordine, che altro ordine credo allora vagheggiassero.

Diventammo amici. Ci incontravamo spessissimo, almeno due volte per settimana, in paese o nella mia casa di campagna; e ad Agrigento, nel suo ufficio. Stava scrivendo il suo libro sulla mafia. Quando lo ebbe finito, lo portai a Caltanissetta, dall’amico editore Salvatore Sciascia: che subito, senza alcuna esitazione, lo pubblicò. Qualcuno osò poi dire che io, sollecitato dal mio amico Luigi Cortese, capogruppo comunista all’assemblea regionale, avevo chiesto a Candida di tagliare quelle parti del libro che prospettavano collusione tra comunisti e mafiosi: nulla di più falso; e del resto, nel libro, qualche elemento in questo senso si trova. Non erano i comunisti, che preoccupavano Candida in quanto comandante del gruppo carabinieri di Agrigento, ma i democristiani. E tentò, proprio tra i giovani democristiani, di seminare coscienza antimafiosa. Li incontrava, parlava con loro: e ricordo un congresso provinciale della democrazia cristiana in cui quei giovani fecero degli interventi abbastanza coraggiosi e mol ti, in quel momento, pertinenti riguardo alla pericolosa “contiguità” che tra politici e mafiosi si era stabilita. Di uguali intendimenti era allora il procuratore della repubblica, con cui Candida intratteneva un buon rapporto di collaborazione.

Ma la pubblicazione del libro segnò l’arresto di quel tanto che si era mosso. Pare volessero subito trasferirlo, quel maggiore dei carabinieri che aveva proditoriamente affermato quel che il governo negava; ma pazientarono a tenerlo ad Agrigento ancora per circa un anno, a che non si pensasse fosse stato subito punito. E lo mandarono poi alla scuola carabinieri di Torino.

Ci incontravamo ogni volta che io capitavo a Torino, Ci scrivevamo. Negli ultimi tempi mi scriveva lettere stupefatte e accorate, per gli attacchi che mi si muovevano da parte dei “professionisti dell’antimafia”.

Ci siamo incontrati per l’ultima volta, durante le manifestazioni del Salone del libro, al caffè Platti, dove era stato organizzato un mio incontro coi lettori. Era magrissimo, respirava con affanno, stentava a reggersi in piedi: ma seguì attento tutto l’incontro, s’intrattenne poi a parlare con due o tre persone che mi avevano fatto domande sul mio atteggiamento riguardo a mafia e antimafia. E poi, due mesi fa, un ultimo saluto per telefono: mi disse che per lui era finita, che non ci saremmo mai più incontrati.

Debbo ancora dire di lui, a suo grande onore, che pur attaccatissimo all’Arma e alla sua storia, pur ritenendola forse la più integra e incorruttibile istituzione di questo nostro paese, molto soffriva di quelle pratiche non del tutto dismesse per ottenere che un indiziato diventasse reo confesso. Usava perciò, quando era in servizio, arrivare di sorpresa, in ore insolite, nelle stazioni carabinieri che da lui dipendevano: e non sempre, purtroppo, inutilmente. Mi raccontava episodi di incredibile stupidità e violenza; e mi è rimasto indimenticabile quello capitatogli una volta, giovane tenente in un paese della costa tirrenica. C’era tra i suoi compiti quello di ispezionare periodicamente un treno o vagone in cui i detenuti venivano trasferiti. Una volta, salito per la solita ispezione sul cellulare, che era propriamente un vagone diviso in celle, sentì da una provenire grida, rumori di colpi contro le pareti e la porta. Il caposcorta tergiversava: ma fermamente ordinatogli che l’aprisse, ne venne fuori un energumeno. E con tutte le ragioni di essere inferocito. Un detenuto era riuscito a scappare dal treno; disperati, i carabinieri di scorta avevano, ad una stazione di passaggio, acciuffato un facchino e chiuso nella cella, affinché il numero risultasse giusto al controllo. Tragicomico episodio, che nemmeno il più fantasioso inventore di barzellette sui carabinieri riuscirebbe a inventare.

E infine, quel che i lettori si aspettano che io dica: non solo per “Il giorno della civetta”, ma per ogni mio racconto in cui c’è il personaggio di un investigatore, la figura e gli intendimenti di Renato Candida, la sua esperienza, il suo agire, più o meno vagamente mi si sono presentati alla memoria, all’immaginazione.

["Il giorno della civetta" di Leonardo Sciascia fu pubblicato per la prima volta da Einaudi nel 1961. La fonte dell'articolo e' qui. L'articolo e' contenuto nella raccolta A memoria futura disponibile anche nel cofanetto dei Classici Bompiani]

 
 
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lunedì, 26 ottobre 2009
Qualcuno mi ha scritto privatamente e su Facebook chiedendomi come e' stato l'incontro che si e' tenuto all'universita'. Allora metto qui una risposta breve. E' stato che siamo andati in aula, gli studenti avevano gia' discusso le parti del mio romanzo che avevano ricevuto in fotocopia, li hanno anche forniti della mia biografia, e mi sono state fatte domande sul testo. Io ho risposto in inglese (naturalmente in modo piu' povero di quanto avrei potuto fare in italiano), ci sono stati momenti coinvolgenti (come sempre sempre succede con gli americani; o almeno tutti quelli, molti, che frequento io), e poi ci siamo salutati. Alla fine ho anche detto una cosa un po' corny. Ho detto che fare lo scrittore e' bello sempre, e che te la puoi giocare sempre, sia che tu sia molto piccolo che di successo, e avere sempre la tua dignita', la tua forza. E' bello.
 
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domenica, 25 ottobre 2009
Un mio racconto dell'orrore di cui trovate la versione definitiva qui, si puo' leggere in versione quasi definitiva qui sul blog collettivo La poesia e lo spirito per l'iniziativa a cura di Bianca Madeccia Serial Writer. Ringrazio Bianca per avermi coinvolto.
 
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venerdì, 23 ottobre 2009
Possibile che dopo sessantamila anni l'uomo non sia ancora riuscito a determinare se ci sia qual cosa d'altro dopo la vita? Sarebbe ora che a questa domanda davvero si trovasse una risposta. Se si investissero i capitali in queste direzioni probabilmente una risposta arriverebbe. Che cosa c'e' dopo la vita? Non dobbiamo farci prendere dalla paura di rispondere a questa domanda. Nel caso si scoprisse che dopo la vita non c'e' niente allora piu' che cominciare a disperarci e a impazzire potremmo stringerci assieme e cercare soluzioni per prolungare il piu' possibile, e rendere il piu' che si possa gradevole, la nostra esistenza: essa rappresenterebbe  la sola cosa che abbiamo. Se invece dovessimo scoprire che dell'altro c'e' potremmo concentrare gli sforzi per determinare se ad attenderci ci sia un regno di pura luce oppure la tenebra, che cosa insomma ci sia esattamente. Sono stanco dell'almanaccare ipotetico di religiosi, filosofi, poeti e scienziati. Dobbiamo farci coraggio, e maturare, e puntare tutti gli sforzi per trovare la risposta a questa domanda. Siamo tutti uguali davanti a questo evento. Siamo tutti uguali. A me vista con uno sguardo secco come il cemento la vita attuale mi ricorda soltanto un manicomio dove un branco di pazzi insegue assurde manie personali, ed e' tutto solo vanita', ed errore, e questo perche' non sappiamo nulla. Ancora oggi. Dopo sessantamila anni.  
 
[Dal forum Alfemminile.comvoglio credere che sia così, non pu finire tutto... non avrebbe senso. Io mi sono sempre posta molto interrogativi su che cosa c'è dopo, ma solo ora che sto vivendo un grande dolore riesco a darmi certe risposte e penso anch'io che loro vivano paralleli a noi, ci sono vicini e ci aiutano. A volte mi chiedo come ho potutto superare la disperazione dei primi tempi, sono certa che sono loro a darci la forza di andare avanti, non potrebbe essere altrimenti. Adesso, dopo 18 mesi, che riesco ad essere un po' più razionale ho interpretato certe cose come suoi segnali, non possono essere tutte coincidenze, forse prima ero talmente chiusa nel mio dolore da non riuscire ad accorgermi di quanto succedeva intorno a me. Il filo di un grande amore non si pu spezzare, neppure in condizioni così estreme. un abbraccio a tutte. Dal forum Yahoo: Se non c'è nulla, si incontrerà l'assenza di ogni sensazione! Non potremo provare alcun dolore perché non esisteremo più e come potremmo allora soffrire qualcosa se non esistessimo più? Se c'è qualcosa è certamente migliore di questo! ed è un posto in cui siamo già stati prima di nascere (infatti apena nati piangiamo perché vorremmo tornarci, mentre quando muoriamo in modo naturale sorridiamo e siamo felici l'istante prima di morire perché finalmente ci torniamo). Se ci siamo comportati bene in questa vita, perché dovremmo temere l'altra? Dal forum Yahoo: Mi chiedo come tutti gli uomini cosa ci sia dopo la morte pero' se pensiamo che infondo noi siamo coscenti di esistere grazie al nostro cervello mi viene da pensare ke quando le persone vanno in coma sono morte visto che il cervello smette di funzionare, e kuando a volte si svegliano si puo' dire che ritornano alla vita. Immaginiamo oppure di prendere un colpo alla testa e di perdere tutta la nostra memoria, potete affermare di essere ancora voi stessi?... credo di no,perche dal momento che abbiamo perso la memoria abbiamo abbandonato la vita vecchia e kuindi siamo morti, kuindi se nasciamo X e perdiamo la memoria X muore, e nasce Y nonostante il corpo sia sempre lo stesso. Quindi quando si muore dal momento che il nostro cervello smette di funzionare non proviamo niente, ricordiamoci che le emozioni le proviamo grazie al cervello,kuindi visto che siamo coscenti di esistere, proviamo emozioni, ci ricordiamo delle nostre esperienze e delle persone care,ragioniamo,tutto cio' grazie al cervello,credere che dopo la morte potremmo avere una vita coscente sembrerebbe assurdo, perche stando al mio ragionamento l'anima non potrebbe esistere se no sarebbe un po come credere alla magia, e' essenziale che il cervello funzioni per essere vivi e quindi coscenti... morale della favola secondo me dopo la morte non c'e' nulla per il semplice motivo che noi siamo il nostro cervello, e se il cervello smettesse di funzionare sarebbe come morire, kuindi mi spiegate il significato di un "anima" senza il cervello? mi sembra impossibile ke dopo la morte seppure il nostro cervello smetta di funzionare, noi saremmo in grado di essere coscenti e kuindi vivi... a seguito di kuesto mio ragionamento sono giunto alla conclusione che dopo la morte non ci sia nulla, provate a pensare al vostro corpo con il cervello fuori uso e totalmente spento, vi riterreste ancora vivi? cosa ne pensate a riguardo? Dal forum Tuttogratis: La Bibbia dice 'Polvere sei e polvere ritornerai', quindi mi pare abbastanza chiaro. Dal sito di Bol.it: Il rapporto con la morte risulta difficile a molte persone e spesso ci si chiede con una certa apprensione se l'anima continui davvero a vivere dopo la morte e se il paradiso e la vita eterna esistano veramente. In queste pagine Anselm Grun ci illustra l'arte di vivere e di morire, offrendoci alcune risposte alla domanda centrale della nostra vita: che cosa c'è dopo la morte? Con l'ausilio di molte immagini bibliche, l'autore ci dà un'idea di ciò che potremmo aspettarci. In questo modo possiamo vivere più intensamente e consapevolmente e passare dalla paura alla speranza e alla serenità. Grun ci mostra anche come possiamo accompagnare i moribondi nel cammino verso Dio. Per chi sta per lasciare questo mondo e per i suoi cari è importante avvertire che le loro paure e i loro sentimenti sono presi in seria considerazione e poter ascoltare con fiducia le parole di rassicurazione che vengono loro rivolte.Digitando su Google la domanda "Che cosa c'e' dopo la morte" seguono 1.600.000 risultati]
 
postato da: XmarcocandidaX alle ore 06:46 | Permalink | commenti
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mercoledì, 21 ottobre 2009

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cultura 21.10

postato da: XmarcocandidaX alle ore 10:40 | Permalink | commenti
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martedì, 20 ottobre 2009
Qui.

[Per quanto ricavi piacere dai brividi che mi vengono da una storia dell'orrore, non ho mai sopportato molto la visione dei film di questo stesso genere. Per un certo periodo durante il quale le mie "difese"  erano praticamente a terra ho avuto anche problemi a seguire i telegiornali - che mi sembravano avere un linguaggio troppo diretto e cruento. Adesso, a parte qualche ricaduta, ringraziando il Cielo e anche un paio di scatole di Cipralex, sono fuori da quello stato psichico. Del resto credo che quello che mi e' successo faccia parte dei rischi che si corrono a giocare troppo con i significati e i significanti: rischi che io ho senz'altro corso per il primo e anche per il secondo dei romanzi che ho pubblicato. A volte il prezzo da pagare per scoprire il nucleo incandescente della propria individualita' puo' essere molto alto. Ad ogni modo indipendentemente da questo i film dell'orrore mi hanno sempre terrorizzato. In particolare lo ha fatto ultimamente il film The Mist che ha ispirato il racconto che trovate cliccando sul link] 
 

 
postato da: XmarcocandidaX alle ore 15:50 | Permalink | commenti
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giovedì, 15 ottobre 2009
Jennifer Robinette ha invitato Elizabeth Harris e me a parlare a una classe di studenti di scrittura creativa presso l'University of North Dakota Lunedi' 19 ottobre. Parleremo del mio romanzo Il diario dei sogni
 
postato da: XmarcocandidaX alle ore 13:11 | Permalink | commenti
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giovedì, 15 ottobre 2009
Se Elisabetta Canalis si sposa George Clooney, l'ex-velina potrebbe diventare il nostro uomo di cultura piu' importante negli ultimi duecento anni. 
 
 
postato da: XmarcocandidaX alle ore 13:03 | Permalink | commenti
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lunedì, 12 ottobre 2009
Bisognerebbe dare un premio a chi non fa niente a dispetto di chi fa danno.
postato da: XmarcocandidaX alle ore 14:20 | Permalink | commenti
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